PrivacyDati.it

Shadow AI - Cosa devi sapere

L'uso di intelligenze artificiali non approvate dall'IT espone le aziende a data breach e sanzioni amministrative. Un'analisi su cos'è la Shadow AI, l'impatto sulla privacy e le strategie per costruire una governance efficace, trasformando un rischio d'impresa in innovazione protetta.




SEGUI IL WEBINAR GRATUITO SU SHADOW AI E AI ACT

Ogni giorno il tuo personale utilizza software di intelligenza artificiale di cui l'ufficio IT e il DPO non conoscono l'esistenza. 

Il fenomeno della Shadow AI coinvolge ormai quasi la totalità della forza lavoro, e, secondo i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, 8 lavoratori italiani su 10 immettono regolarmente informazioni confidenziali o dati personali all'interno di modelli di linguaggio esterni, senza alcuna autorizzazione preventiva.

In assenza di policy chiare e monitoraggio sugli shadow AI tools, le aziende rischiano sanzioni amministrative rilevanti e perdite di controllo sui dati. 

Identificare la shadow ai, mitigarne le vulnerabilità e stabilire un quadro normativo interno, sono i primi passi per trasformare un rischio d'impresa in una leva di innovazione protetta.


Cos'è la Shadow AI

La shadow AI è l'uso non autorizzato di strumenti, modelli o applicazioni di intelligenza artificiale da parte dei dipendenti, senza l'approvazione formale del dipartimento IT o del management. 

Tecnologie come ChatGPT, Claude, Gemini, DeepSeek, chatbot, estensioni del browser o modelli di machine learning, entrano nei flussi di lavoro quotidiani senza alcun controllo.

La diffusione di strumenti di intelligenza artificiale generativa utilizzati al di fuori dei processi aziendali di approvazione è in forte crescita, e rende necessario un aggiornamento dei presidi di sicurezza, privacy e compliance. 

I dipendenti si rivolgono a questi strumenti per migliorare la produttività, spesso ignari dei rischi che stanno introducendo nell'organizzazione.


Qual è la differenza con lo shadow IT?

Sebbene entrambi i fenomeni derivino dall’utilizzo non autorizzato di strumenti digitali da parte degli utenti, Shadow AI e Shadow IT presentano profili di rischio in parte diversi e in parte sovrapposti.


  • Shadow IT – strumenti e ambienti non governati: riguarda l’utilizzo, senza preventiva valutazione o autorizzazione, di applicazioni, dispositivi, account, servizi cloud, piattaforme o infrastrutture informatiche. 
    I rischi riguardano, tra l’altro, la perdita di controllo sui dati, gli accessi non autorizzati, la mancata tracciabilità, l’assenza di adeguate misure di sicurezza, la conservazione presso fornitori non valutati e la difficoltà di gestire cancellazione, continuità operativa e incidenti.
  • Shadow AI – funzionalità e servizi di intelligenza artificiale non governati: è una particolare forma di Shadow IT, che riguarda l’utilizzo non autorizzato o non adeguatamente valutato di chatbot, modelli, API, estensioni o funzioni generative integrate in altri software. 
    Il rischio non dipende soltanto dal luogo in cui i dati vengono archiviati, ma anche dal modo in cui il servizio li acquisisce, trasmette, conserva, elabora, interpreta e restituisce. Devono inoltre essere verificati le condizioni contrattuali del fornitore, l’eventuale riutilizzo dei prompt e degli output, l’accesso da parte di subfornitori, i trasferimenti internazionali, le misure di sicurezza e la possibilità di cancellare i dati.


In sintesi, lo Shadow IT espone l’organizzazione a una perdita di controllo sugli strumenti, sugli ambienti e sui flussi informativi. 


La Shadow AI aggiunge a questi rischi quelli connessi all’elaborazione automatizzata dei contenuti, alla possibile riutilizzazione degli input e degli output, alla riservatezza delle informazioni e all’affidabilità dei risultati generati. 

I due fenomeni non sono alternativi: l’uso non autorizzato di un servizio AI può costituire contemporaneamente Shadow IT e Shadow AI.


Account personali e app non approvate: come nasce il fenomeno 

La diffusione della Shadow AI è spesso collegata alla ricerca di maggiore efficienza e alla disponibilità immediata di strumenti come ChatGPT, Claude e simili, capaci di automatizzare attività ripetitive, sintetizzare testi, tradurre documenti e generare bozze. 

Quando gli strumenti aziendali non coprono adeguatamente i casi d’uso più frequenti, oppure le procedure di approvazione sono percepite come eccessivamente complesse o lente, alcuni lavoratori possono ricorrere autonomamente a servizi AI accessibili tramite account personali o applicazioni non censite.

L’utilizzo di questi strumenti non implica necessariamente un intento di violare le regole interne. 

Può tuttavia determinare trattamenti non previamente valutati e rendere più difficile per l’organizzazione controllare quali dati siano stati trasmessi, a quale fornitore, per quali finalità, per quanto tempo, e con quali modalità di conservazione o riutilizzo.

Questa dinamica ha generato l’espressione “Bring Your Own AI”, che indica, in senso organizzativo, l’utilizzo di strumenti o account AI scelti autonomamente dall’utente e non integrati nel perimetro delle soluzioni aziendali approvate.




Quali sono i rischi della Shadow AI 

L’inserimento di dati aziendali in strumenti AI non previamente valutati può ridurre significativamente la capacità dell’organizzazione di controllare la trasmissione, la conservazione, l’accesso, il riutilizzo e la cancellazione delle informazioni. 

Il rischio deve essere valutato in relazione alla natura dei dati, alle impostazioni del servizio, alle condizioni contrattuali del provider, ai subfornitori coinvolti e ai luoghi in cui avviene il trattamento.


I principali profili di rischio sono i seguenti.


  • Divulgazione e perdita di controllo sui dati
  • Prompt, allegati e contenuti inseriti nei sistemi AI possono contenere dati personali, informazioni finanziarie, strategie commerciali, codice sorgente o segreti commerciali. A seconda del servizio utilizzato, tali contenuti possono essere conservati, sottoposti a revisione, utilizzati per finalità di sicurezza o miglioramento del prodotto, impiegati per l’addestramento o resi accessibili a subfornitori. 
    Senza una verifica preventiva, l’organizzazione potrebbe non conoscere pienamente il ciclo di vita dei dati.

  • Rischi di non conformità al GDPR
  • L’inserimento di dati personali di clienti, candidati o dipendenti in uno strumento AI non preventivamente valutato può determinare un trattamento in diretta violazione del GDPR. Questo accade perché vengono a mancare le verifiche su requisiti normativi fondamentali: base giuridica, informativa, principio di minimizzazione, ruolo del fornitore, istruzioni contrattuali, misure di sicurezza, tempi di conservazione e trasferimenti internazionali.


Impatto sulla reputazione aziendale e sulla fiducia dei clienti 

Una violazione di dati derivante dall'uso improprio dell'AI può erodere anni di fiducia costruita con partner e clienti. 

Nei settori altamente regolamentati, la divulgazione di un incidente legato a strumenti ombra comporta danni reputazionali gravissimi: dalla perdita di clienti strategici al calo del valore di mercato. 

Inoltre, i dati esposti tramite questi canali forniscono ai cybercriminali informazioni interne preziose per orchestrare campagne di spear-phishing o attacchi di social engineering altamente mirati.


Come gestire la Shadow AI 

Un divieto generalizzato dell’intelligenza artificiale può risultare inefficace se non è accompagnato da strumenti autorizzati, formazione e procedure rapide di valutazione. 

L’organizzazione dovrebbe distinguere: 

  • utilizzi vietati
  • utilizzi autorizzabili previa valutazione
  • utilizzi a basso rischio già ammessi. 


La governance deve basarsi su visibilità, proporzionalità, responsabilizzazione e controllo continuo.


  1. Visibilità e mappatura: individuare i servizi, gli account, le funzionalità e le integrazioni AI utilizzati nell’organizzazione, compresi quelli incorporati in software già autorizzati. L'impiego di sistemi di rilevamento (DNS, proxy, CASB, DLP) per tracciare i flussi AI deve rispettare le normative privacy e lo statuto dei lavoratori, definendo a monte finalità, categorie di dati, tempi di conservazione e procedure di accesso a log e alert.
  2. Valutazione e classificazione del rischio: ogni strumento deve essere valutato secondo casi d’uso, dati trattati, impatti sui diritti, integrazione aziendale, conservazione, trasferimenti dati e affidabilità del fornitore. Le categorie interne “inaccettabile”, “alto”, “moderato” e “basso” possono essere utilizzate come strumento organizzativo, ma devono essere tenute distinte dalle categorie giuridiche previste dall’AI Act. Particolare attenzione deve essere riservata agli strumenti utilizzati per selezione, assunzione, assegnazione di mansioni, monitoraggio o valutazione dei lavoratori, che possono rientrare tra i sistemi ad alto rischio - Articolo 6 AI Act - Allegato III AI Act.
  3. Fornire alternative governate: l’organizzazione dovrebbe mettere a disposizione strumenti aziendali valutati e configurati in funzione dei casi d’uso più frequenti. La sola dicitura “enterprise” non ne assicura la sicurezza: occorre verificare limitazioni sui prompt, tempi di conservazione, subfornitori, localizzazione, cifratura e gestione degli accessi.
  4. Sviluppo di una policy per l'AI: è essenziale promulgare linee guida chiare che definiscano gli strumenti approvati e, soprattutto, gli input categoricamente vietati - dati personali, codice sorgente, proiezioni finanziarie. La policy deve includere un processo rapido per la richiesta e l'approvazione di nuovi tool.


Chi è Responsabile della Governance della Shadow AI 

La gestione della Shadow AI richiede un approccio multidisciplinare, basato su responsabilità chiaramente attribuite e su controlli proporzionati al rischio, evitando divieti generalizzati.


  • CISO e Sicurezza: identificano e monitorano i rischi di sicurezza connessi all’uso non autorizzato di strumenti di IA e definiscono i relativi controlli tecnici.
  • DPO e Compliance/Legal: supportano l'organizzazione nella valutazione degli obblighi applicabili, con particolare riferimento a GDPR e l'AI Act. Il DPO svolge le proprie funzioni di consulenza e sorveglianza in autonomia e indipendenza, senza assumere la responsabilità operativa delle decisioni aziendali. Le funzioni competenti verificano inoltre gli accordi con i fornitori e, ove necessario, la predisposizione di DPIA e ulteriori valutazioni di conformità.
  • IT e Ingegneria: integrano gli strumenti autorizzati e gestiscono accessi e configurazioni. Inoltre, implementano, secondo le policy aziendali, i controllo tecnici necessari a limitare o rilevare utilizzi non autorizzati. 
  • Manager della Business Unit: assicurano che il personale conosca e rispetti le policy aziendali, con particolare attenzione al divieto di inserire nei prompt dati personali, informazioni riservate o altri dati soggetti a limitazioni d'uso, e promuovono l'impiego degli strumenti autorizzati.
  • Vertice aziendale: definisce il quadro di governance, assegna responsabilità e risorse e stabilisce il livello di rischio accettabile.


La governance della Shadow AI è pertanto una responsabilità condivisa, nella quale ciascuna funzione opera secondo il proprio ruolo e le proprie competenze.


Strumenti per la gestione della Shadow AI 

La definizione delle policy deve essere supportata da controlli tecnologici in grado di fornire visibilità sugli utilizzi dell’IA e di applicare, quando necessario, misure preventive o correttive.


  • Cloud Access Security Broker - CASB: consentono di monitorare e controllare l'accesso ai servizi cloud, inclusi quelli basati sull'IA, fornendo visibilità sulle applicazioni utilizzate e supportando l'applicazione di policy di autorizzazione, blocco o avviso.
  • Data Loss Prevention potenziata: consentono di individuare e prevenire, secondo le funzionalità disponibili e la configurazione adottata, la trasmissione di dati personali, informazioni riservate o altri dati sensibili verso strumenti di IA, anche attraverso prompt, copia-incolla o caricamento di file.
  • Piattaforme di AI Governance: supportano la gestione centralizzata dell'inventario degli strumenti e dei modelli di IA, la valutazione dei rischi associati a nuovi fornitori e il monitoraggio continuativo degli adempimenti e dei controlli applicabili.


La Shadow AI è un fenomeno difficilmente eliminabile nelle organizzazioni che fanno ampio ricorso agli strumenti di IA. 

Un framework di governance chiaro, integrato da adeguati controlli tecnologici e dalla collaborazione tra IT, Security, Legal, Compliance e business, consente di gestire tale fenomeno secondo un approccio proporzionato al rischio e coerente con gli obblighi normativi applicabili.


SEGUI IL WEBINAR GRATUITO SU SHADOW AI E AI ACT

Verifica subito se la tua attività è soggetta agli obblighi privacy, quali sono i provvedimenti da adottare e qual è il Piano Privacy giusto per te.

Gli ultimi articoli:

Richiedi la consulenza di un esperto

Ti garantiamo la nostra assistenza specialistica per tutti gli aspetti relativi al nostro servizio e agli adempimenti Privacy.

Fai la Tua Domanda

Uno dei nostri esperti è a tua disposizione e ti risponderà gratuitamente.