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Sanzioni GDPR e videosorveglianza: quanto si rischia nel 2026

Guida alle sanzioni GDPR per la Videosorveglianza: tipologie amministrative e penali, esempi e come evitarle





La videosorveglianza è uno strumento ormai pervasivo, utilizzato quotidianamente da aziende, enti pubblici e privati, per tutelare il patrimonio e garantire la sicurezza dei locali.

Tuttavia, l'installazione di una telecamera non è mai solo un’operazione tecnica: ogni ripresa video raccoglie immagini immediatamente idonee a identificare le persone e costituisce a tutti gli effetti un trattamento di dati personali.

Ignorare i presupposti di liceità prescritti dal GDPR e dal Codice Privacy significa esporsi a rilevanti responsabilità giuridiche.

Le normative vigenti richiedono un attento bilanciamento tra le esigenze di sicurezza e la tutela della riservatezza dei cittadini e dei lavoratori.


In caso di inosservanza delle regole, il quadro sanzionatorio per le violazioni legate alla videosorveglianza si sviluppa su 3 livelli principali.

  • Sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dal Garante per violazioni della disciplina sulla privacy
  • Sanzioni penali per il controllo a distanza dei lavoratori svolto in assenza delle tutele di legge
  • Misure correttive, come il blocco del trattamento, l'adeguamento degli impianti o l'ordine di cancellazione dei dati


Le tipologie di sanzione: amministrativa e penale

L'inosservanza della normativa sulla videosorveglianza attiva un doppio binario sanzionatorio.

La sanzione amministrativa, disciplinata dal GDPR e dal Codice Privacy, colpisce chi viola i principi generali del trattamento, omette le informative, non sottoscrive gli accordi con i fornitori o non redige la DPIA.

Viene irrogata direttamente dal Garante per la protezione dei dati personali.

La sanzione penale, invece, scatta quando le telecamere riprendono i lavoratori in violazione delle garanzie previste dallo Statuto dei Lavoratori, configurando un reato contravvenzionale gestito dall'autorità giudiziaria.


Sanzioni amministrative: importi e come si calcolano

In base all'articolo 83 del GDPR e all'articolo 166 del Codice Privacy, le sanzioni amministrative pecuniarie possono raggiungere fino a 20.000.000 di euro o, per le imprese, fino al 4% del fatturato mondiale annuo dell'esercizio precedente, applicando il limite più elevato.

Per determinare l'importo della sanzione, il Garante applica i criteri previsti dall'Articolo 83 del GDPR ponderando diversi fattori.

  • Circostanze aggravanti: durata della violazione, numero di interessati coinvolti, carattere doloso, recidiva e mancata cooperazione con l'Autorità.
  • Circostanze attenuanti: natura colposa dell'errore, ridotte dimensioni dell'ente, assenza di precedenti e adozione tempestiva di misure correttive.

Nei casi in cui manchi del tutto la cartellonistica informativa di primo livello o risulti insufficiente, le contestazioni del Garante comportano solitamente sanzioni che partono da un minimo di 2.000 - 2.400 euro per ciascun punto vendita o infrazione.

Qualora la violazione sia di modesta entità, l'Autorità può comunque decidere di limitarsi a un semplice ammonimento.


Sanzioni penali specifiche per aziende con lavoratori

L'installazione di impianti audiovisivi in luoghi di lavoro deve rispettare rigorosamente l'Articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori.

La sua inosservanza costituisce reato ed è punita penalmente dall'Articolo 171 del Codice Privacy.

In ambito lavorativo occorre prestare attenzione ad alcuni aspetti cruciali.

  • Verifica del reato: la violazione si perfeziona con l'uso illecito o con la semplice installazione delle telecamere senza il preventivo accordo sindacale o l'autorizzazione dell'Ispettorato Territoriale del Lavoro - ITL.
  • Irrilevanza del consenso: il consenso scritto o verbale rilasciato dai singoli dipendenti non ha alcun valore legale, e non salva il datore di lavoro dalla responsabilità.
  • Responsabilità diretta: la colpa ricade sul datore di lavoro. L'ignoranza della legge o l'eventuale errore del tecnico installatore non escludono la punibilità.



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Cosa succede se non rispondo alle prescrizioni del Garante

Quando accerta un'irregolarità, il Garante affianca alla multa sanzioni correttive e prescrittive, come l'ordine di riorientare i dispositivi, la modifica delle informative oppure il divieto temporaneo e definitivo di utilizzo delle telecamere con contestuale cancellazione dei dati.

Ignorare o non adempiere ai provvedimenti e alle prescrizioni del Garante costituisce una nuova e autonoma violazione.

Questa inottemperanza è punita con ulteriori sanzioni pecuniarie fino a 20 milioni di euro e, nei casi in cui generi un concreto nocumento agli interessati, configura il reato previsto dall'Articolo 170 del Codice Privacy.


Definizione agevolata: si può pagare la metà della sanzione?

Sì, l'ordinamento attribuisce al trasgressore la possibilità di definire in modo agevolato la controversia.

Ai sensi dell'Articolo 166, comma 8, del Codice Privacy, è possibile estinguere il procedimento pagando un importo pari alla metà della sanzione irrogata.

Per beneficiare di questo sconto occorre tuttavia adempiere pienamente alle prescrizioni correttive indicate dal Garante, ed effettuare il pagamento entro il termine tassativo di 30 giorni dalla notifica del provvedimento.


Le sanzioni più recenti del Garante

L'analisi dei recenti provvedimenti del Garante evidenzia un'applicazione rigorosa delle multe, sia nel settore privato che in quello pubblico.

Per le attività commerciali e le aziende, le contestazioni più comuni comportano sanzioni da 2.000 a 3.000 euro per l'assenza dei cartelli d'avviso, o per aver ripreso i dipendenti senza l'autorizzazione dell'Ispettorato del Lavoro, utilizzando poi le immagini a fini disciplinari.

Negli enti pubblici gli importi salgono a 6.000 - 12.000 euro, principalmente per l'attivazione di reti di telecamere sul territorio prive della necessaria Valutazione d'Impatto.

Le multe più severe, fino a 10.000 euro, colpiscono le strutture educative e gli asili, in cui viene effettuata una videosorveglianza continua e diretta su minori e personale senza le garanzie previste dalla legge.


Come evitare sanzioni

Per tutelare l'organizzazione ed evitare sanzioni è indispensabile agire in via preventiva adottando alcune misure operative fondamentali.

  • Informativa stratificata - posizionare i cartelli di primo livello prima del raggio d'azione delle telecamere e rendere facilmente accessibile l'informativa estesa di secondo livello.
  • Autorizzazioni preventive - se nei locali transitano lavoratori, stipulare l'accordo sindacale o richiedere l'autorizzazione dell'ITL prima di attivare gli impianti.
  • Valutazione d'Impatto - DPIA - redigere la DPIA prima dell'avvio nei casi di sorveglianza su larga scala di aree pubbliche o nel contesto lavorativo.
  • Gestione fornitori - sottoscrivere i contratti di nomina a Responsabile del Trattamento - Articolo 28 GDPR - con i tecnici e gli installatori esterni.
  • Misure di sicurezza e conservazione - impostare la cancellazione automatica delle immagini, di norma entro 24-48 ore, e proteggere gli accessi con credenziali individuali.


Adeguare il proprio impianto di videosorveglianza non significa solo evitare pesanti contestazioni economiche e penali, ma anche valorizzare l'affidabilità e la trasparenza della propria organizzazione.


Un'attenta valutazione preventiva e il costante aggiornamento della documentazione privacy, rappresentano gli unici strumenti efficaci per trasformare un potenziale rischio in un presidio di sicurezza pienamente conforme.



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