Guida alle sanzioni GDPR per la Videosorveglianza: tipologie amministrative e penali, esempi e come evitarle
La videosorveglianza è uno strumento ormai pervasivo, utilizzato quotidianamente da aziende, enti pubblici e privati, per tutelare il patrimonio e garantire la sicurezza dei locali.
Tuttavia, l'installazione di una telecamera non è mai solo un’operazione tecnica: ogni ripresa video raccoglie immagini immediatamente idonee a identificare le persone e costituisce a tutti gli effetti un trattamento di dati personali.
Ignorare i presupposti di liceità prescritti dal GDPR e dal Codice Privacy significa esporsi a rilevanti responsabilità giuridiche.
Le normative vigenti richiedono un attento bilanciamento tra le esigenze di sicurezza e la tutela della riservatezza dei cittadini e dei lavoratori.
In caso di inosservanza delle regole, il quadro sanzionatorio per le violazioni legate alla videosorveglianza si sviluppa su 3 livelli principali.
L'inosservanza della normativa sulla videosorveglianza attiva un doppio binario sanzionatorio.
La sanzione amministrativa, disciplinata dal GDPR e dal Codice Privacy, colpisce chi viola i principi generali del trattamento, omette le informative, non sottoscrive gli accordi con i fornitori o non redige la DPIA.
Viene irrogata direttamente dal Garante per la protezione dei dati personali.
La sanzione penale, invece, scatta quando le telecamere riprendono i lavoratori in violazione delle garanzie previste dallo Statuto dei Lavoratori, configurando un reato contravvenzionale gestito dall'autorità giudiziaria.
In base all'articolo 83 del GDPR e all'articolo 166 del Codice Privacy, le sanzioni amministrative pecuniarie possono raggiungere fino a 20.000.000 di euro o, per le imprese, fino al 4% del fatturato mondiale annuo dell'esercizio precedente, applicando il limite più elevato.
Per determinare l'importo della sanzione, il Garante applica i criteri previsti dall'Articolo 83 del GDPR ponderando diversi fattori.
Nei casi in cui manchi del tutto la cartellonistica informativa di primo livello o risulti insufficiente, le contestazioni del Garante comportano solitamente sanzioni che partono da un minimo di 2.000 - 2.400 euro per ciascun punto vendita o infrazione.
Qualora la violazione sia di modesta entità, l'Autorità può comunque decidere di limitarsi a un semplice ammonimento.
L'installazione di impianti audiovisivi in luoghi di lavoro deve rispettare rigorosamente l'Articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori.
La sua inosservanza costituisce reato ed è punita penalmente dall'Articolo 171 del Codice Privacy.
In ambito lavorativo occorre prestare attenzione ad alcuni aspetti cruciali.

Quando accerta un'irregolarità, il Garante affianca alla multa sanzioni correttive e prescrittive, come l'ordine di riorientare i dispositivi, la modifica delle informative oppure il divieto temporaneo e definitivo di utilizzo delle telecamere con contestuale cancellazione dei dati.
Ignorare o non adempiere ai provvedimenti e alle prescrizioni del Garante costituisce una nuova e autonoma violazione.
Questa inottemperanza è punita con ulteriori sanzioni pecuniarie fino a 20 milioni di euro e, nei casi in cui generi un concreto nocumento agli interessati, configura il reato previsto dall'Articolo 170 del Codice Privacy.
Sì, l'ordinamento attribuisce al trasgressore la possibilità di definire in modo agevolato la controversia.
Ai sensi dell'Articolo 166, comma 8, del Codice Privacy, è possibile estinguere il procedimento pagando un importo pari alla metà della sanzione irrogata.
Per beneficiare di questo sconto occorre tuttavia adempiere pienamente alle prescrizioni correttive indicate dal Garante, ed effettuare il pagamento entro il termine tassativo di 30 giorni dalla notifica del provvedimento.
L'analisi dei recenti provvedimenti del Garante evidenzia un'applicazione rigorosa delle multe, sia nel settore privato che in quello pubblico.
Per le attività commerciali e le aziende, le contestazioni più comuni comportano sanzioni da 2.000 a 3.000 euro per l'assenza dei cartelli d'avviso, o per aver ripreso i dipendenti senza l'autorizzazione dell'Ispettorato del Lavoro, utilizzando poi le immagini a fini disciplinari.
Negli enti pubblici gli importi salgono a 6.000 - 12.000 euro, principalmente per l'attivazione di reti di telecamere sul territorio prive della necessaria Valutazione d'Impatto.
Le multe più severe, fino a 10.000 euro, colpiscono le strutture educative e gli asili, in cui viene effettuata una videosorveglianza continua e diretta su minori e personale senza le garanzie previste dalla legge.
Per tutelare l'organizzazione ed evitare sanzioni è indispensabile agire in via preventiva adottando alcune misure operative fondamentali.
Adeguare il proprio impianto di videosorveglianza non significa solo evitare pesanti contestazioni economiche e penali, ma anche valorizzare l'affidabilità e la trasparenza della propria organizzazione.
Un'attenta valutazione preventiva e il costante aggiornamento della documentazione privacy, rappresentano gli unici strumenti efficaci per trasformare un potenziale rischio in un presidio di sicurezza pienamente conforme.
Verifica subito se la tua attività è soggetta agli obblighi privacy, quali sono i provvedimenti da adottare e qual è il Piano Privacy giusto per te.
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